sustainaBLe •

ENERGETICA ABRUZZO 2008

“FLORILEGIO” ARTIFICIOSO

(e)Venti Sostenibili – Valutazioni “alfanumeriche” nel processo di sviluppo della “industria eolica” – European Offshore Wind Conference (Berlino. Dicembre 2007)

Correva l’anno 1991 quando Vindeby (Danimarca) mise in funzione il primo impianto eolico offshore. Era costituito da 11 macchine. Ad appena 15 anni, 18 centrali eoliche offshore realizzate in 5 paesi europei hanno portato la potenza a quasi 900 MW, 420 nella sola Danimarca. Questa quota rappresenta solo l’1,8% di tutta la potenza eolica installata, anche se la produzione di elettricità è del 3,3% su quella generata da eolico.

Tuttavia lo sviluppo del settore è destinato a crescere notevolmente nei prossimi anni. Si ritiene che entro il 2015, in base agli attuali progetti offshore già pianificati in 8 paesi europei, la potenza potrebbe crescere di 15 volte l’attuale e raggiungere 15 GW (15.000 MW). Entro il 2020, se verranno rimosse le attuali barriere non tecnologiche che la tecnologia deve ancora affrontare, l’EWEA (European Wind Energy Association) stima che la potenza potrebbe arrivare finio a 40 GW.

All’ “European Offshore Wind Conference“, tenutasi a Berlino lo scorso dicembre, si è parlati di come lo sviluppo di queste tematiche, che ancor oggi sono affrontate con una certa ostilità da alcune regioni della nostra Italia, abbia raggiunto in pochissimo tempo risultati concreti.

Il 2007 ha visto un salto di qualità nella percezione del ruolo dell’insieme delle fonti rinnovabili. I rapporti sul cambiamento del clima dell’Ipcc, la decisione europea di soddisfare un quinto dei suoi consumi con energia verde entro il 2020 fanno, infatti, ritenere che le energie verdi diventeranno una delle più importanti soluzioni per soddisfare la nuova domanda elettrica nel mondo.

La “guerra” alle emissioni di CO2, la “corsa” dei grandi Paesi per assicurarsi la “materia prima” atta alla produzione di energia, i “conflitti” tra sostenitori del nucleare e ambientalisti sembrano dunque giungere ad un punto di svolta (?).

[...Alcuni dati dimostrano che nel 2006-2007 la nuova capacità eolica mondiale collegata in rete è stata circa 10 volte più elevata rispetto all’incremento netto della potenza nucleare e nella prima metà del 2008 la potenza del vento sorpasserà la soglia psicologica dei 100 GW. Ormai parliamo di un’industria che cresce a un ritmo annuo del 28% e che da lavoro a 200.000 addetti. E sono una settantina i Paesi “eolici”, per un totale di oltre 100.000 turbine installate, anche se la maggiore concentrazione rimane in Europa.

I Paesi guida nell’utilizzo del vento, come la Germania e la Spagna, possiedono infatti più di un terzo dei 93 GW installati nel mondo alla fine del 2007. Più di un terzo dell’elettricità utilizzata dai 7 milioni di abitanti di tre Länder tedeschi proviene dal vento e in Spagna c’è stato un momento - nel marzo del 2007 - nel quale la produzione eolica ha raggiunto il 27% superando sia quella nucleare che quella delle altre centrali.

Nel “position paper” del Governo italiano si parla di un potenziale di 12 GW al 2020. Considerando che alla fine del 2007 risultavano in funzione 2,7 GW, per raggiungere l’obbiettivo bisognerebbe installare nuovi aerogeneratori a un ritmo di 700 MW/anno, cioè quasi il doppio rispetto al recente passato.

Perché questo possa avvenire occorrerà una forte responsabilizzazione delle Regioni, come prevede del resto la Finanziaria 2008. E si dovrà trovare un equilibrio tra le esigenze della tutela del paesaggio e quelle di una diffusione su larga scala delle energie verdi.

Una quota crescente di produzione verrà poi, come nel resto d’Europa, dai campi eolici off-shore. E non è escluso che nel prossimo decennio si affaccino soluzioni innovative, come l’eolico d’alta quota...] (La prefazione di Gianni Silvestrini al volume “Le vie del vento”.)

In tutto ciò fondamentale, credo, sia la volontà in primis da parte delle singole amministrazioni e delle istituzioni, sulla base di una corretta divulgazione dei concreti risultati raggiunti dagli altri Paesi della Comunità Europea. Mi rendo conto, innanzi tutto, che alla base delle “ostilità” ci sia una latente e farraginosa conoscenza degli “effetti benefici” derivanti dalle nuove fonti di produzione energetica. Basterebbe riflettere su come Tocco da Casauria (Pe), un comune di appena 2.900 abitanti, dal 1992 vanta la costruzione del primo Parco Eolico d’Italia che, con appena 2 aerogeneratori da 200 kW ciascuno, superando il record precedente di primo pozzo petrolifero perforato in Italia (nel 1863). Completamente rinnovato nel 2006 grazie all’utilizzo di macchine all’avanguardia nella tecnologia eolica mondiale, l’impianto produce attualmente una quantità tale di energia che permette al comune di Tocco, di essere interamente alimentato da energie rinnovabili.

Lo sviluppo di questo settore è fortemente auspicato, in quanto, oltre ad essere economicamente competitiva, la fonte eolica può sostituire le tecnologie tradizionali di generazione elettrica, con una fonte rinnovabile economicamente vantaggiosa.

Attualmente gli impianti eolici installati nella regione Abruzzo sono:

Palena ( Ch), Tocco di Casauria  (Pe), Collarmele ( Aq), Castiglione Messer Marino (Ch) e riescono a produrre complessivamente circa 127050 KW (127,05 MW), a fronte dell’energia elettrica annualmente prodotta in Italia pari a circa 28 GWh con un fattore di utilizzazione medio complessivo pari a circa 2200 h/a.

Dal Libro bianco dell’ Italia sulle fonti rinnovabili preparato da ENEA ed approvato dal CIPE emerge per l’ eolico un obiettivo al 2010 di 2500 MW corrispondente alla installazione di nuovi impianti per oltre 2200 MW.

Fonti:

European offshore wind conference & exhibition ( 4-6 dicembre 2007)

Gianni Silvestrini – Prefazione al libro “Le vie del vento” a cura di Luciano Pirazzi e Antonio Gargini (Franco Muzzio Editore)

Links:

http://www.millimetri.com/

http://www.enea.it/

http://www.eow2007.info/

http://www.ferasrl.it

http://www.ecoblog.it

http://qualenergia.it/


ENERGETICA ABRUZZO 2009

PANPSICHISMI – “materie pensanti ed eco-ridondanze”

Eco-design, eco-compatibilità, eco-sostenibilità [...] sembrano una serie di acronimi che ruotano tutti attorno al prefisso eco.

Il riverberare di queste tre lettere che oramai accompagna ogni qualsiasi messaggio mediatico e non, sembra esser più accomunato ad un fenomeno che fisica assumerebbe il ridontante ripetersi di un fenomeno acustico.

Che la  problematica ambientale sia quotidianamente oggetto di interesse e dibattito a livello politico ed istituzionale, è un dato di fatto; la generale sensibilizzazione verso temi quali l’eco-compatibilità, il recupero e riciclo dei materiali, il risparmio energetico, sembra essere una realtà; ma quanto ad oggi si può tangibilmente riscontrare nella quotidianità?

Il design for sustainability, nella sua visione allargata sicuramente include l’idea di un oggetto o di un prodotto concepito attorno a concetti di sostenibilità ambientale e sicuramente economico e sociale.

Iniziative legate a concetti di ecodesign  possono facilmente essere raccontate negli straordinari stand del MADExpo e la divulgazione degli stessi concetti è facilmente riscontrabile nell’istituzione dei vari master in tema di “eco-design & eco-innovazione”, ma quante di queste iniziative poi trovano riscontro nell’uso quotidiano i cui utenti sono sempre più sottoposti all’ascolto del solo “eco” di queste iniziative?

Un considerevole apporto al mondo è sicuramente dato dai giovani designer che hanno scelto da tempo ormai, la strada che porta verso il ri-cliclo, il ri-uso, il ri-pensare oggetti avvalendosi delle materie di “scarto”.

Interessanti a mio parere sono le sperimentazioni di una linea di eco-design di Amy Hunting na designer e illustratrice che ha firmato un’interessante progetto di eco-design.

La collezione si intitola “Patchwork series” e comprende una lampada, una sedia ed un coffee table/portariviste tutti realizzati con scarti di materiale provenienti da alcune fabbriche danesi.I singoli elementi di legno (di diversi colori e qualità) sono stati assemblati assieme fino a creare dei pezzi di arredo davvero originali e ben fatti.

Oppure come l’interessante progetto di Rodrigo Alonso ovvero New Light  una lampada realizzata con sofisticate tecniche a basso impatto ambientale ed utilizzando materiali riciclati: la base della sua struttura è costituita da alluminio ricavato da lattine di birra e bibite.
Un mix di tecnologia e processi industriali, senza però scordare anche il lato artigianale (alcuni passaggi di produzione vengono realizzati a mano).Questo progetto è stato sostenuto con grande entusiasmo dal Recycla Chile S.A., la più importante compagnia del sud america che opera per il reciclo di rifiuti e materiali di scarto e questo è un esempio lampante di come si possano raggiungere ottimi risultati se tutti i diversi anelli della catena svolgono con criterio e responsabilità il proprio operato.

ENERGETICA ABRUZZO 2010